Un confronto logico-matematico… giuridicamente rilevante !

L’elaborazione del “diritto” da parte del computer necessita di un meccanismo a due vie. Serve uno strumento capace di tradurre simultaneamente il calcolo in logica e viceversa. Particolarmente rilevanti sono gli studi e il pensiero di menti brillantissime che, in questa sede, scusandomi per averlo fatto, si possono solo citare: Gottfried Wilhelm von Leibniz e George Boole, Konrad Zuse, Claude Elwood Shannon, Herbert Alexander Simon, John von Neumann, Alan Mathison Turing e tanti altri.

Il contributo di Leibniz, sebbene di importanza miliare per la materia, non raggiunge il livello di una vera e propria rappresentazione algebrica del “ragionamento”. 

La concreta fattibilità di tramutare in calcolo il pensiero logico spetta al matematico inglese Gorge Boole. Boole riuscì a trasfondere il rigore scientifico delle metodologie, poste a base della ricerca algebrica, allo studio della logica. Boole ha realizzato un nuovo e rivoluzionario linguaggio attraverso il quale dare vita ad algoritmi applicabili ad un numero infinito di ipotesi. La fortuna dell’algebra di Boole è connessa indissolubilmente al pensiero del matematico britannico Alan Mathison Turing. Turing immaginò una “macchina” capace di eseguire qualsiasi algoritmo. Il sogno di Leibniz (un calcolo simbolico con cui risolvere in maniera automatica ogni genere di problemi) «…si materializza in calcolatori non più in carne ossa ma in rame silicio»[1].

Alla base del sistema logico matematico di Boole vi è l’adozione del sistema binario quale strumento per la rappresentazione delle operazioni aritmetiche e dei processi tipici del ragionamento umano. Il compito di Boole fu quello di travestire la logica con un abito matematico[2] riuscendo a mantenere distinte le operazioni mentali da quelle algebriche[3].

I passaggi storici e culturali necessari per porre a fondamento dell’informatica e dei calcolatori l’algebra di Boole possono essere simbolicamente sintetizzati: 

a) l’adozione del sistema binario come schema di base dei computer[4];

b) l’intuizione dell’utilizzo del computer per elaborare non solo operazioni di tipo numerico ma anche di tipo logico[5];

c) l’avvento di un computer a carattere universale[6].

Boole, infatti, «…ideò un sistema di logica formale ipotetica che grazie all’adozione dei BIT (di origine araba) serviva egualmente bene per effettuare operazioni aritmetiche con fulminea velocità e, al tempo stesso…per riprodurre il meccanismo del ragionamento[7].


[1] M. Davis, Il calcolatore universale. Da Leibniz a Turing, Adelphi, 2012 (Traduttori G. Rigamonti e A. La Rana).

[2] G. Boole, L’analisi matematica della logicaBollati Boringhieri, 1993. La versione in inglese è disponibile nella edizione del 1847 su Google Libri. A.Albertelli, Il pensiero logico di George Boole, in Le Scienze (Scientific American), n.146, ottobre 1980.

[3] In materia di rapporti tra matematica, logica e diritto si rinvia a quanto scritto da G. Danzi, Sull’evoluzione del diritto: un lungo cammino tra logica e matematica fino alla “giustizia predittiva” del Prof. Luigi Viola, in L.Viola (a cura di), Giustizia Predittiva e Interpretazione della Legge con Modelli Matematiciop. cit., 68 e ss.

[4] Nel 1939 Konrad Zuse costruì, facendo perno sugli studi dei suoi predecessori, lo Z1, primo di un’innovativa serie di calcolatori elettromeccanici basati sul sistema binario e programmabili, funzionanti prima a memorie meccaniche e poi a relè (Z2, Z3). Successivamente, nel 1939 John Vincent Atanasoff e Clifford E. Berry, dell’Iowa State University, idearono e realizzarono l’“Atanasoff Berry Computer” (denominato ABC). Si trattava del primo computer digitale totalmente elettronico. L’Atanasoff-Berry Computer rappresentava una novità nel campo dei calcolatori in quanto adottava i numeri binari. Tuttavia, il primo computer basato sul sistema numerico binario e totalmente programmabile fu lo Z3 di Konrad Zuse, che lo realizzò nel 1941.

[5] Già nel 1938 Claude Elwood Shannon riuscì a dimostrare con la tesi “Un’analisi simbolica dei relè e dei circuiti” (MIT Libraries https://dspace.mit.edu/handle/1721.1/11173) che nello scorrere di un segnale elettrico attraverso una rete di interruttori (le cui uniche variabili possibili possono essere On/Off – Acceso/Spento) si possono riprodurre le regole dell’algebra di Boole anch’essa basata sui valori dicotomici (Vero e Falso) propri della logica simbolica. Alle conclusioni di Shannon si aggiunse, qualche decennio dopo, l’intuizione di Herbert Alexander Simon, economista e informatico statunitense, Premio Nobel per l’economia “per le sue pioneristiche ricerche sul processo decisionale nelle organizzazioni economiche” (1978). Simon, riallacciandosi ad un’idea e al pensiero di studiosi del passato, riscoprì portandola a nuova luce, «…quanto Boole e Babbage avevano già intravisto quasi un secolo prima e che, cioè, il computer è in grado di elaborare non solo numeri, ma anche simboli (ancorché espressi in BIT) e, quindi, di svolgere operazioni non solo aritmetiche, ma anche logiche» (tratto da R. Borruso, S. Russo, C. Tiberi, L’informatica per il giurista, op.cit., 84).

[6] Si devono a Neumann e Turing i miliari contributi in campi come teoria degli insiemi, analisi funzionale, crittanalisi, topologia, fisica quantistica, economia, informatica, teoria dei giochi, fluidodinamica e in molti altri settori della matematica. Il computer avrebbe dovuto “imparare” da un software secondo quanto aveva brillantemente intuito Alan Turing con il progetto della c.d. “macchina universale”: A. M. Turing, Computing machinery and intelligence, Volume LIX, Issue 236, October 1950, Pages 433–460.

[7] R. Borruso, S. Russo, C. Tiberi, L’informatica per il giurista, Dal Bit ad Internet, III ed., Milano, 2009,84.